Anche questa pagina non vuole essere un trattato sulla musica. Solamente l’esposizione di alcuni fatti e nozioni che possono essere utili e congruenti agli scopi di questo sito. Altri contenuti vengono aggiunti nel relativo blog, in relazione ad aspetti di educazione musicale: man mano che vengono pubblicati vengono aggiunti in coda al contenuto di questa pagina.

Il concetto di musica.

Benché molto spesso questa definizione trovi diversissime interpretazioni, soprattutto per quanto riguarda la percezione, possimao andare quasi tranquilli definendo la musica come una sequenza armonica di suoni, posti in relazione tra loro da rapporti definiti di frequenza, timbro e ampiezza. Non è di certo la migliore delle definizioni, ma ci da la possibilotà di dire qualcosa che è indipendente dall’interpretazione personale.

La differenza tra rumore e musica non è infatti così chiara, molto spesso. Ma il concetto di “armonia” è qualcosa di universale, al di là della percezione che se ne può avere.

La scala musicale

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Se ne esistesse solo una sarebbe molto più facile parlarne. Di fatto però le scale musicali sono moltissime. Quella più conosciuta, la scala cromatica, è quella che viene insegnata in occidente ai bimbi ed agli adolescenti.

E’ formata da sette note: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Tra ogni nota e la seguente vi è un intervallo di un cosiddetto “tono”, tranne che tra Mi e Fa e tra Si e il Do seguente, dove l’intervallo è di un solo “semitono”, ovvero mezzo tono. La cosa non è affatto casuale ma per approfondimenti ci rivediamo nella pagina dedicata ai significati esoterici del suono. Il semitono viene definito con due strani sostantivi “Diesis” e “Bemolle”. Se si parla del semitono successivo ad una nota si parla di Diesis. Se invece si parla del semitono precedente allora stiamo parlando di Bemolle.

Così per una nota Do, il Do Diesis rappresenta il semitono successivo (che a questo punto coincide con il Re bemolle, ovvero il semitono precedente della nota successiva al Do)

L’intervallo

Protagonista assoluto della musica (e completamente inosservato) si definisce intervallo il numero di toni che intercorre tra due note consecutive di un accordo o di una scala. Così, per fare un esempio, la “terza di Do” è… un Mi. Se aggiungiamo all’intervallo l’aggettivo “Maggiore” o “Minore”, ecco che andiamo a definire anche i semitoni. Così la terza maggiore di Do è un Mi e la terza minore (sempre di Do) è un Mi bemolle.

Gli intervalli vanno di fatto a definire la qualità di una scala ma anche, tipicamente di un accordo.

L’accordo
Per una trattazione completa della nozione di accordo, vi rimando al seguente link.

Per Accordo si intende il suono simultaneo di due o più note, di cui la centrale determina la “tonalità” (maggiore o minore). Quello che segue, ad esempio, è un accordo in Do maggiore: domaggiore ed è formato da tre note: Do, Mi, Sol. La nota centrale, il Mi, è in questo caso naturale quindi abbiamo un accordo “maggiore”, e la terza nota, il Sol è la quinta di Do. Se quel “Mi” centrale fosse stato un Mi bemolle allora l’accordo si sarebbe chiamato di Do minore, dominore Naturalmente qui parliamo di accordi di base, ma in realtà gli accordi possono essere formati anche da molte note, fino a 7. Il tipo di accordo di fatto definisce molto spesso la sensazione che si produce nell’ascoltatore. Così per gli accordi minori avremo una sensazione “triste”, per quelli di settima una sensazione “sospesa” e così via.

L’accordo definisce in sostanza la qualità emotiva del suono.

Il rapporto matematico tra le note

Ogni scala ha le sue distanze tra nota e nota, esprimibili in termini matematici. Ma, data la complessità della cosa, vi rimando a questo link, una trattazione davvero esaustiva di questo aspetto.

L’Armonia

Se c’è una materia complessa in campo musicale, è proprio questa. La definizione dei rapporti armonici tra note diverse è infatti qualcosa che da sempre cambia in funzione dei tempi e delle menti coinvolte nel processo.

Per quanto attiene gli scopi di questo sito, però, prenderemo un semplice concetto: armonia uguale bellezza. Qualcosa di armonico non può essere brutto e viceversa. Se nella cultura musicale l’armonia viene definita da un numero impressionante di fattori (vedi questo link per una trattazione dell’agomento), per quanto riguarda il suono, la faccenda è più semplice. Esistono suoni oggettivamente armonici ed altri che invece non lo sono. Potranno essere “giusti” in termini musicali ma, mi si passi l’espressione, fanno schifo all’orecchio.

Cosa si intende quindi per Armonia quando si fa riferimento al suono? Beh non c’è che un modo per capirlo: l’esempio. Sentite un po’ qui… Esempio di armonia