La tecnica corretta per l’esecuzione dei mantra

Eseguire un mantra non è cosa particolarmente complessa. Diciamo che però occorre un minimo di preparazione ma, soprattutto, un po’ di esercizio. La voce umana, come ben sanno cantanti, attori e conferenzieri, deve essere esercitata per funzionare al meglio. Nel caso dei mantra non si parla, ne si canta, ma si producono dei suoni che hanno un loro effetto oggettivo, un proprio peso specifico, direi.

Produrre un mantra senza la tecnica adatta ne riduce grandemente l’effetto; vuoi perchè non lo si intona nel modo corretto, vuoi perchè non lo si fa risuonare come dovrebbe, sta di fatto che anche per i mantra esiste una serie di elementi tecnici che dovrebbero essere acquisiti, primo fra tutti: la respirazione.

Quando ci prepariamo per emettere i suoni correlati alla scienza dei mantra, la nostra prima preoccupazione dovrebbe essere quella di raggiungere una condizione di ragionevole centratura e di tranquillità (in questo post non tratteremo di questioni interiori) ma, soprattutto, un equilibrio respiratorio, vale a dire una condizione in cui la nostra respirazione è naturalmente calma e le due fasi (inspiro ed inspiro) sono consapevolmente tenute sotto controllo.

Nell’esecuzione di un mantra abbiamo sostanzialmente tre fasi: l’ingresso, l’esecuzione vera e propria e l’uscita.

Nell’ingresso (al di là degli elementi che variano a seconda del mantra eseguito) dobbiamo innanzitutto regolare l’emissione vocale in modo da raggiungere la nota che intendiamo produrre in modo dolce, quasi levigato, per poi passare alle fasi successive.  Uno degli errori classici che si commettono all’inizio è quello di riempirsi i polmoni al massimo per poter garantire una maggior durata dell’esecuzione. Non c’è nulla di più sbagliato! In questo modo ci troveremo con il diaframma quasi completamente bloccato e in una condizione di tensione muscolare esagerata; l’inspiro prima dell’esecuzione dovrebbe portare a usufruire di circa i quattro quinti della capacità polmonare o comunque ad un punto che non porti ad entrare in tensione nello sforzo di controllare l’emissione dell’aria.

A questo punto inizieremo a produrre il mantra entrando così nella fase di esecuzione. La nostra voce tenderà in questo punto a tradirci, variando e “muovendo” la nota prodotta: dobbiamo rilassare completamente tutto ciò che non serve a produrre un suono.  Si tratta di un passaggio obbligato in cui l’esercizio è l’unica cosa che porterà nel tempo ad un’esecuzione corretta. In questa fase il consiglio è, specialmente per i principianti, di non preoccuparsi assolutamente della durata o dell’intensità timbrica del suono prodotto, curandone invece la correttezza dell’intonazione e la stabilità.

Con il passare del tempo apprenderemo l’uso di diversi muscoli abitualmente usati in modo del tutto inconsapevole, sia a livello del torace che della gola, che ci permetteranno di prolungare il suono in modo del tutto insospettabile. Ma dobbiamo cominciare sempre dalla stabilità; è l’aspetto fondamentale di un mantra e ne rappresenta, insieme alla tonalità, il fattore più importante.

Per di più, produrre una nota correttamente stabilizzata è il modo più diretto per apprendere poi come “allungare” il tempo di emissione, cosa che dipende in modo quasi esclusivo dalla concentrazione che riusciamo a raggiungerre.

In questo modo siamo entrati nella seconda fase, quella dell’esecuzione vera e propria. Cureremo come detto la stabilità del tono prodotto, sia in senso timbrico che di livello sonoro. Al termine di questa fase abbiamo quella di uscita, di gran lunga la più difficile da controllare.

Per “uscire” correttamente dal mantra dobbiamo infatti imparare a fare uscire l’aria (e quindi il suono) anche dal naso. Non a caso questa fase viene anche definita “nasalizzazione”. In poche parole quello  che dobbiamo fare è muovere il nostro palato molle in modo che l’aria possa uscire contemporaneamente dalla bocca e dal naso. Questa operazione è indispensabile in quanto i mantra monosillabici (i famosi Bija Mantra, per intenderci) terminano tutti con una consonante “M” che implica obbligatoriamente la chiusura delle labbra.

Senza la corretta nasalizzazione, il passaggio dalla vocale precedente risulta troppo istantanea e va a spezzare l’emissione, compromettendo completamente l’esecuzione del mantra e la sua efficacia.

Ma la nasalizzazione ha anche un’altra sua particolare funzione: quella di consentire di chiudere il mantra con una “dissolvenza” molto dolce, ovvero facendo svanire il suono nel nulla con una certa lentezza. Anche questa funzione, come si può intuire è particolarmente importante per raggiungere il corretto effetto di un Mantra.

Quindi ricapitolando: inspiro che non riempie completamente i polmoni, emissione iniziale sotto controllo, attenzione sulla stabilità della nota e non sulla durata e chiusura in “dissolvenza” mediante la tecnica detta di nasalizzazione.

Se qualcuno vuole cimentarsi nell’uso del suono questa sequenza deve essere completamente padroneggiata prima di passare a parlare degli elementi tecnici successivi, ovvero l’uso della gola e dei cosiddetti risuonatori.

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1 Comment

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