Pranayama e Voce. La respirazione nei Mantra

Quando usiamo la voce, forse la cosa più importante che tendiamo a dimenticare è la respirazione.

Ovviamente, usare la voce è un atto strettamente connesso all’espiro, e per inciso è il nostro primo atto appena veniamo al mondo ma, paradossalmente, tendiamo spesso a dimenticarcene.

Ecco allora che imparare o, meglio, reimparare a respirare diventa fondamentale quando vogliamo fare della nostra voce uno strumento.

Ben sanno questo cantanti ed attori che studiano attentamente la respirazione diaframmatica come supporto irrinunciabile alla voce. Ma in realtà tutto l’insieme del Pranayama viene in nostro importantissimo aiuto, nel momento in cui ci accostiamo all’uso del suono, fornendoci strumenti importantissimi per questo scopo, anche se sarebbe meglio dire che il respiro, alla base della vita, dovrebbe essere oggetto di attentissimo studio tout-court.

Per quanto attiene il suono e l’uso della voce, in particolare di Mantra, Canto Armonico e quanto connesso, praticare esercizi e tecniche respiratorie consente di introdursi a due degli aspetti più importanti: la stabilità e la durata dell’emissione vocale.

Nella stabilità vi è indubbiamente un primo fattore di grande importanza. Il tono di un Mantra (o di un qualunque suono usato consapevolmente) è fondamentale per l’effetto che si vuole ottenere. Mantenerlo stabile è, o dovrebbe essere la prima cosa da riuscire a fare quanto ci si accosta a questa pratica.

Tuttavia non è così semplice come sembra: spesso infatti la nostra voce subisce oscillazioni involontarie, soprattutto agli inizi, quando non si è ancora ben formati nel mantenimento di una emissione costante. Ecco perchè i vari pranayama entrano in gioco: imparando a regolare il respiro, possiamo contemporaneamente acquisire il controllo indispensabile a regolare anche l’emissione vocale in modo che sia costante e stabile nel tempo.

Nella durata troviamo invece un fattore estremamente importante. Il suono deve essere ragionevolmente lungo perchè solo dopo un certo tempo, possiamo raggiungere un punto particolare in cui scatta qualcosa all’interno, una sorta di “pausa” che forse è la cosa più importante da toccare.

Si tratta di un momento di silenzio, come se si trattasse di un punto di svolta. Dopo quel punto le cose cambiano, ma soprattutto cambia la nostra percezione delle stesse. Ma tutto questo non può accadere se il suono non viene prolungato per un tempo sufficiente.

Nella nostra vita di tutti i giorni siamo quasi tutti abbastanza inconsapevoli della qualità del nostro respiro, e molto spesso respiriamo in modo contratto, affannato ed accelerato senza che vi siano motivi oggettivi perchè questo debba accadere e, soprattutto, senza rendercene conto.

In questo la scienza del Pranayama ci viene in grande soccorso, fornendoci tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno per poter gestire in modo corretto la nostra emissione vocale.

Da questo punto di vista, l’esercizio in assoluto più utile per i nostri scopi è senza dubbio Pranapanagati, la madre di tutti i pranayama.

Per eseguirlo correttamente occorre innanzitutto mettersi seduti in una posizione comoda, con la schiena dritta (fattore fondamentale). A questo punto iniziamo a respirare in modo consapevole, facendo caso in modo continuo al nostro respiro e, soprattutto, rimanendo il più calmi possibile.

Per eseguire correttamente Pranapanagati, occorre inoltre produrre un suono particolare, di gola, detto “Ujjiai” o “Il respiro vittorioso”. E’ molto più facile a farsi che a dirsi, e consiste sostanzialmente in una leggera contrazione della gola che produce un suono molto simile a quello che si può udire in vicinanza di corsi d’acqua.

Il suono che si dovrebbe produrre assomiglia di fatto a quello della risacca del mare (ovviamente non così forte come si sente in natura). Sembra incredibile ma questo semplice modo di far risuonare il respiro è in grado di farci acquisire un controllo fondamentale su di esso.

Ho messo qui di seguito una breve registrazione esplicativa di quello che intendo con questo tipo di suono.

Pranapanagati è solo una delle possibili tecniche utilizzabili, sia per scopi inerenti il suono che per quanto riguarda la “semplice” salute della nostra respirazione, ma da solo è davvero in grado di cambiare il nostro modo di respirare e, come preziosissima conseguenza, di far sentire la nostra voce e quello che abbiamo all’interno.

 

 

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